Confartigianato: le donne e il mondo del lavoro

Disparità di genere, sopraffazioni e abusi che minano ancora oggi il percorso delle donne, con particolare riferimento al mondo del lavoro. Se n’è parlato durante il convegno “Il Cammino della donna imprenditrice negli anni 2000,” in Sala Pastrone, ad Asti. Organizzato dal direttivo del gruppo Donne Impresa in collaborazione con il movimento Anap di Confartigianato Asti, l’evento intendeva riflettere sulla lunga e complicata strada per la conquista, da parte delle donne, di valori e diritti fondamentali. Cogliendo gli sviluppi recenti in più ambiti.

Ad introdurre i lavori, i saluti di Roberto Dellavalle (presidente Confartigianato Asti), Carlo Napoli (segretario regionale Confartigianato Imprese Piemonte), Anna Oliva e Carlo Benotti (rispettivamente presidente gruppo Donne Impresa e vicepresidente movimento Anap Confartigianato Asti). Nutrito il tavolo dei relatori, tra cui la Consigliera di Parità della Provincia Chiara Cerrato, intervenuta sulla difficoltà di conciliare i tempi familiari e lavorativi e sulle conseguenti richieste di dimissioni, per la carenza di una rete di supporto ovvero l’assenza di parenti o servizi territoriali.

Al riguardo, ha reso noti alcuni dati forniti dall’Ispettorato Nazionale e da quello Territoriale del Lavoro. Nell’Astigiano, nel 2017, sono state consolidate 195 dimissioni (136 di donne e 59 di uomini), salite nel 2018 a 209 (150 di donne: tra loro, 102 in gravidanza o entro l’anno di vita del bambino; e 59 di uomini); nel 2019, risultano già 76 dimissioni (44 di donne e 32 di uomini). Il settore più colpito è il terziario.

Una novità: l’aumento a livello nazionale delle dimissioni dei padri (nel 2018, + 49%). Sulla perdita del lavoro ai danni delle donne inserite in un percorso di protezione e la difficoltà di trovare altrove un nuovo sbocco lavorativo, è intervenuta Cristina Gai, responsabile del Servizio Famiglia e Minori, Adulti e Segretariato Sociale del Comune, nonché referente dello sportello di ascolto Anna C, per l’accompagnamento attivo nell’affrancamento delle donne vittime.

Collegato al Centro antiviolenza “L’Orecchio di Venere,” lo sportello comunale ha attualmente in carico 22 donne. “Per facilitarle ad avere degli agganci lavorativi – ha suggerito Gai – sarebbe interessante lavorare con le aziende del territorio.” A rimarcare “la necessità primaria per le vittime di non perdere il lavoro,” è stata Elisa Chechile, presidente del Centro antiviolenza “L’Orecchio di Venere,” presso il Comitato provinciale della C.R.I. di Asti, al cui sportello, nel 2018, si sono rivolte 71 donne, mentre 42 hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza subita.

La giornalista Manuela Zoccola ha poi delineato un quadro generale sulle disparità di genere, con l’ausilio di dati nazionali, toccando diverse tematiche, tra cui l’esito del report Istat, realizzato nel 2015 – 2016, sulle molestie e i ricatti sessuali sul lavoro (questi ultimi, nel corso della vita, hanno riguardato un milione e 173mila donne in Italia); la disuguaglianza salariale, a parità di ruolo e impegno, che penalizza la donna rispetto ai colleghi maschi (disuguaglianza definita dall’Onu “il più grande furto della storia,” a livello mondiale e che secondo Oxfam “corrisponde, in media, al 23% in meno dello stipendio di un uomo”); il mobbing per maternità, tristemente in aumento nel nostro Paese.

Dal canto suo, l’avvocato Alberto Bazzano, cultore di Diritto Penale e Criminologia dell’Università di Torino, ha approfondito il fenomeno dello stalking, che “presuppone una pluralità di minacce e molestie tali da creare un perdurante e grave stato di paura o timore fondato, per l’incolumità propria e dei congiunti.”

Quindi, ha tracciato vari profili dello stalker, tra cui “il rifiutato risulta il più pericoloso.” Partendo dalla propria esperienza personale, il Questore Alessandra Faranda Cordella ha invece sottolineato come “la presenza della componente femminile abbia contribuito, ancor di più, alla crescita democratica della Polizia di Stato. Un lavoro non facile il nostro – ha aggiunto – per cui a farlo devono essere persone equilibrate, evolute e con qualcosa in più, la cura, che le donne esercitano da sempre e ogni giorno.”

Ricordando che anche nel suo ambito “nulla è stato loro regalato,” ha lanciato un messaggio di speranza augurando “alle giovani di osare nuove strade. Anche se – ha concluso – per arrivare all’obiettivo della parità, l’impegno e il sacrificio non sono tutto, ma è fondamentale un quadro normativo adeguato.” A chiudere la tavola rotonda Anna Oliva, ribadendo “l’importanza di tenere alta la guardia e fare rete.” Tra il pubblico in sala, il sindaco Maurizio Rasero per cui il convegno “è stato impostato in modo intelligente attraverso diverse sfaccettature;” il capitano Chiara Masselli al comando della Compagnia dei Carabinieri di Villanova d’Asti; e una rappresentanza del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Cuneo.

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