>> Ridateci i giorni di festa. Un’occasione perduta di aggregazione sociale e familiare

Anche nelle nostre lande, qualcuno ha cominciato a farsi sentire e prendere posizione. La Chiesa, da sempre, i sindacati, da qualche tempo, sono contrari alle aperture festive dei negozi ed invitano ad evitarne lo shopping. La discussione si è vivacizzata dopo che il governo Monti, già preceduto da parecchie Regioni, aveva dato, a gennaio, carta bianca alle aperture dei negozi, nei giorni di festa.

Per i sindacati  i giorni festivi come il 25 aprile e il 1 maggio segnano momenti fondanti della nostra storia  e come tali vanno ricordati e vissuti, senza dimenticare tutte le altre feste che garantiscono l’equilibrio tra il tempo di lavoro e la vita personale e familiare.

Per i vescovi piemontesi il riposo festivo non è solo un atto di fede, ma anche di rispetto per l’uomo.

Oggi siamo costretti ad analizzare una nuova realtà lavorativa che esige cicli produttivi rapidissimi e flessibilità di orari, ma non possiamo accettare acriticamente un modello di economia che consente di produrre quantità crescenti di beni materiali e nello stesso tempo tende ad impoverire i rapporti tra le persone. Insomma i ritmi di vita odierni rischiano di portarci ad un grave regresso culturale.

Ad un tempo per produrre deve corrispondere un tempo per condividere. Idea bene evidenziata dal Vescovo di Asti Mons. Francesco Ravinale: “Quando una squadra vince lo scudetto, tutta la città scende in piazza a festeggiare. Così deve avvenire nei giorni di festa, sia laici che religiosi”.  La gioia di condividere.

Dal punto di vista di molti laici, contrari all’apertura ad oltranza dei negozi, si evidenzia il danno psicologico e morale che arreca alle famiglie, in cui uno o tutti e due i genitori sono costretti a lavorare anche nei giorni festivi. Un motivo in più di disgregazione della famiglia.

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