>> Maurizio Mortara e Volunteers ancora in Afghanistan

Mentre nei paesi islamici si ripetono le rivolte contro l’occidente e la maggior parte degli stranieri che opera in Afghanistan è pronta e costretta a lasciare il paese, soffocato da un clima che diventa giorno dopo giorno sempre più incandescente a causa delle feroci proteste, Volunteers sta ultimando i preparativi per compiere una nuova missione ad Herat e Kabul.

Maurizio Mortara, presidente dell’Associazione umanitaria nata da tre anni nel nostro territorio e che dedica il suo impegno per garantire i necessari aiuti sanitari e i diritti umani alle popolazioni dei territori del mondo oppressi da guerra e povertà, partirà ancora una volta nei prossimi giorni per consegnare altre attrezzature mediche all’ospedale di Herat con il quale Volunteers collabora da tempo. “Salvo imprevisti legati al clima violento che sta imperversando in Afghanistan in queste settimane, la nostra partenza è prevista entro la fine del mese di settembre. Sto aspettando soltanto il via libera dalle istituzioni che devono garantirmi il tarsporto aereo del materiale dall’Italia all’Afghanistan. Poi saremo nuovamente pronti a entrare in Afghanistan e fare di tutto per portare a termine questo nuovo progetto sanitario”.

“Anche in questa occasione il nostro lavoro è dedicato al settore oftalmico. Caricheremo sul cargo aereo una sofisticata e moderna apparecchiatura di chirurgia ottica; uno strumento Laser che permetterà ai medici locali di effettuare interventi agli occhi sui numerosi pazienti che soffrono di patologie oftalmiche causate dalla guerra o dalla miseria, dall’impossibilità di essere visitati e guariti. Non dimentichiamo le tragiche statistiche in cui versa la gente di quel paese: il 2% della popolazione è non vedente e l’80% di questi pazienti potrebbe riacquistare l’uso della vista se solo avesse la possibilità di essere visitato e curato con attrezzature che noi usiamo quotidianamente, ma che in quei territori di guerra è quasi impensabile trovare. La speranza di Volunteers è risucire a compiere la missione per portare un po’ di luce al maggior numero di questi pazienti. Non dimentichiamo che molti di loro sono bambini, vittime innocenti di una guerra che toglie loro ogni speranza nel futuro.

Durante questa missione raggiungeremo la città di Herat con un aereo cargo, poi usciremo dalle aree protette per arrivare sino all’unico ospedale oculistico di tutto il territorio ovest dell’Afghanistan, per portare a termine la consegna dell’attrezzatura sanitaria. La nostra missione prevede naturalmente anche l’installazione ed il montaggio delle apparecchiature. Nell’ospedale di Herat Volunteer collabora con due medici locali che eseguiranno gli interventi”. “ Con questa nuova missione portiamo avanti il nostro progetto sanitario legato al settore oculistico. Un progetto iniziato da ormai un anno, durante il quale abbiamo consegnato nei due ospedali di Kabul ed Herat, oltre a stumentazioni di chirurgia, anche 15000 paia di occhiali da vista, che sono e saranno ditribuiti gratuitamente e dopo visite specialistiche ad altrettanti pazienti che risiedono nelle provincie rurali del paese e che per motivi legati alla guerra e alla miseria non hanno mai potuto incontrare un medico per essere curati. Ho l’onore di citare che tutto questo nostro lavoro si avvale della collaborazione della famiglia Dossi di Torino, medici specializzati nella cura delle patologie oftalmiche e promotrice della fornitura delle apparecchiature mediche per realizzare questi interventi. In questi giorni stiamo presentando un nuovo progetto ad alcuni finanziatori, che spero ci aiutino a portare  a termine e realizzare i nostri obiettivi.

Nei nostri piani è prevista la formazione di una “mobil clinic”, in grado di raggiungere le provincie del sud dell’Afghanistan per effettuare uno screening oculistico con interventi chirurgici su circa 5000 persone, che vivono in regioni desertiche, prive di strutture sanitarie e sotto il controllo dei guerriglieri talebani”. Siamo una delle pochissime Associazioni umanitarie italiane che riesce ad entrare in Afghanistan e portare a termine progetti sanitari di rilievo. Ma per andare avanti con il nostro lavoro abbiamo bisogno del sostegno costante di tutta la gente che, seppur dall’Italia o dalle nostre cittadine a misura d’uomo, volge lo sguardo oltre le proprie sicurezze e non riesce a dimenticare che a poche ore d’aereo ci sono bambini che soffrono e muoiono perché non hanno un aiuto sanitario che a noi sembra scontato. Lavorando in territori di guerra si assiste ogni giorno a tragedie che non si possono dimenticare e togliere dagli occhi e dal cuore. Ogni volta che torno a casa sento il dovere e la rabbia di gridare il dolore di tutte le vittime innocenti che vedo e che si potrebbero salvare, se anziché portare soldati e armi volassero in Afghanistan medici ed atrezzature come quelle che Volunteers si appresta a consegnare all’ospedale di Herat.

Dopo tante missioni trascorse in territori di guerra, sono assolutamente convinto di poter dire che vedere un bambino ritornare a sorridere per un nostro aiuto e non a morire, è uno dei più grossi traguardi che Volunteers ed i nostri sostenitori hanno raggiunto. Ed ogni volta che raggiungo questi inferni porto con me una parte di ogni persona che ha lavorato o contribuito nel sostenere i nostri progetti. Ogni volta mi rendo conto di quanto sia sempre più difficile portare aiuti umanitari a Kabul ed Herat. So che anche questa missione sarà come al solito a rischio e che in Afghanistan il clima è incandescente, ma dopo quattro anni avanti e indietro da questo paese si fa l’abitudine agli attentati kamikaze, alle bombe della “missione di pace” ed ai rischi. Quello a cui non riesco assolutamente ad abituarmi è il vedere soffrire e morire ogni giorno tanta gente innocente. Ma questo è il nostro lavoro e forse è proprio in questi momenti di tensione, dove ai civili internazionali che operano nel paese è consigliato di tornare a casa, che Volunteers dimostra come si possa portare un segno di pace in un paese in guerra. Oltre all’Afghanistan Volunteers è pronta alla realizzazione del progetto sanitario anche in Costa d’Avorio, un altro paese che risente della grave crisi causata dalla guerra civile scoppiata lo scorso anno (quasi 5000 morti in quattro mesi…).

“I nostri collaboratori che sono in Costa d’Avorio ci riferiscono di ripetuti attacchi da parte dei militari e di bande di ribelli, che continuano a provocare terrore ed insicurezza nel paese. Anche questo sarà un motivo ulteriore per raggiungere al più presto questi territori ed iniziare il nostro lavoro umanitario. Abbiamo ricevuto dal Ministro della Sanità della Costa d’Avorio l’approvazione al nostro progetto per avere in gestione un centro clinico nel sud del paese. Ben presto inizieremo il lavoro in questo piccolo ospedale, che diventerà il primo centro gestito e portato avanti da Volunteers. Un presidio ospedaliero dove ogni giorno vengono alla luce due bambini e si effettuano una ventina di visite specialistiche.

Tutto questo avviene al momento in condizioni disperate: le donne partoriscono per terra e mancano le più indispensabili norme sanitarie ed igieniche. Stiamo allestendo un container che partirà prima della fine del’anno per Abidijan e verrà riempito da numerose strumentazioni mediche: incubatrici, farmaci ed arredi sanitari che garantiranno a questa gente la possibilità di essere curata ed assistita in modo umano e come dovrebbe essere nel diritto di ogni individuo. Per portare avanti il centro Volunteers in Costa d’Avorio stiamo selezionando personale sanitario e volontari che abbiano il desiderio di lavorare con Volunteers in Africa. Per ogni informazione si può visitare il nostro sito: www.volunteers.it o scrivere a info@volunteers.it

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