La Gancia cambia, in un mondo che cambia

Non era mai accaduto che la Gancia, venerdì 12 giugno, ‘ringraziasse’ i suoi conferenti (è stata la prima ad aver inventato la ‘festa’) nell’accogliente giardino liberty della storica casa Gancia, a Canelli. “Segno evidente che l’azienda non lascia Canelli, ma vuole cambiare, in un mondo che cambia”. Lo ha più volte garantito, a chiare lettere, il dott. Paolo Fontana, amministratore delegato da un anno. “Per 150 anni, Gancia ha fatto la storia del territorio e viceversa. E la storia continuerà per almeno altri 150 anni. E’ questa la sfida che ho accettato, per un territorio ed un prodotto unici di cui si ritornerà presto a parlare. Gancia, in un mercato che è cambiato, ha il coraggio di cambiare, tutti insieme”.

E il discorso fila dritto ai cinquecento conferenti chiamati non più a vedere le ‘ballerine’, ma a capire e partecipare alla filiera da protagonisti anche con una bottiglia di moscato e brachetto, sempre pronta nel frigo.

Un invito a nozze per Oscar Farinetti che ribadisce di credere nel cibo, nel vino, nel moscato che piace da matti, portatore di un valore immateriale impagabile che è la ‘gioia’.

“Il consumatore è disposto a pagare bene il prodotto che però ha anche bisogno di immagine, proprio ciò che il nostro moscato non ha quando viene venduto, mediamente, a quattro euro la bottiglia o viene abbinato ai panettoni”.

Pienamente d’accordo il neo presidente del Consorzio Paolo Ricagno che punta “ad una maggior unione tra industriali – produttori – territorio; a vendere, con più margine, un prodotto che vale di più e che andrà sempre più accompagnato dalla ricerca; a trovare la maniera di spendere bene i 27 milioni di euro, fermi da un anno”.

Tralasciando ogni “falsa polemica che non porta a nulla” (“Basta sputtanare l’Asti”, aveva detto al Vinitaly Farinetti) l’on. Maria Teresa Armosino, presidente della Provincia, precisa di aver solo difeso il territorio e il lavoro di seimila agricoltori. E conclude ricordando come “Il moscato d’Asti è partito da Canelli 150 anni fa, e, oggi, è da Canelli che è partito il progetto Unesco che segnerà nuovamente un punto forza e non solo per l’Astigiano”.

Per l’enologo Giorgio Grai di Bolzano: “Oggi tutto il mondo produce vino. Ma sono i qui presenti produttori che fanno la differenza, con questo sole, questo vento, questa pioggia, questa terra irrepetibili e con il loro sudore”.

Equidistante, ma realistico l’intervento del dott. Sergio Miravalle, presidente dell’Ordine dei giornalisti che dopo aver messo in evidenza il sudore dei produttori li ha fatti riflettere sui loro silenzi, dopo aver comprato l’alloggio, cambiato l’auto e il trattore più grosso…”.

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