>> La bilancia per pesare le emozioni, intervista al dott. Sandrone su Rai2

Andrà in onda prossimamente una puntata della trasmissione Voyager su Rai 2, dedicata al rapporto tra le neuroscienze cognitive e Angelo Mosso (1846-1910), scienziato italiano da molti definito il più grande fisiologo italiano della sua generazione, riporterà un’intervista al canellese  Stefano Sandrone, laureato, lo scorso luglio, all’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, in neuroscienze cognitive, con centodieci, lode e menzione accademica.

«In collaborazione con l’Università di Torino e con altri atenei di Pavia, Londra e Los Angeles, – riferisce il dott. Stefano Sandrone – ho ritrovato e commentato scientificamente per la prima volta i manoscritti originali – finora totalmente ignorati – in cui Mosso racconta di una sua curiosa invenzione, ovvero la ‘bilancia per pesare le emozioni’. Il lavoro scientifico sulla riscoperta degli esperimenti di Mosso, destinati a cambiare per sempre la storia delle neuroscienze cognitive, uscirà nelle prossime settimane, ma l’intervista offre già un’interessante panoramica su come funzionasse questa bilancia, con ricostruzioni storiche in studio e interviste in esterna.

Oggi, infatti, sappiamo che quando pensiamo o proviamo emozioni aumenta il flusso di sangue al cervello, ma Mosso è stato il primo a dimostrare quello che oggi diamo per scontato. La bilancia di Mosso, oggi inutilizzabile ma ancora conservata a Torino, è composta da un letto di legno sul quale i soggetti degli esperimenti venivano fatti coricare e al quale Mosso collegava una serie di apparecchi capaci di valutare la respirazione e la circolazione, con misure all’altezza del torace, delle mani e dei piedi.

Mosso, quindi, diceva al soggetto di rilassarsi per un’ora, periodo necessario affinché il sangue potesse raggiungere una posizione di ‘equilibrio’ in tutto il corpo. Quando ai soggetti coricati era mostrato un testo scritto, la bilancia pendeva dalla parte della testa in modo proporzionale alla difficoltà della lettura: si tratta quindi della prima, sorprendente, dimostrazione di come l’attività cognitiva ed emotiva sia intimamente legata ad un aumentato flusso di sangue nel cervello, che è maggiore all’aumentare della difficoltà del compito che si sta eseguendo.»