>> In crisi anche il turismo all’aria aperta

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Beppe Tassone:

“La grave crisi economica che ha colpito, in modo anche drammatico, il nostro Continente sta mettendo a dura prova alcuni settori più sensibili degli altri al variare della ricchezza disponibile.
L’industria del tempo libero, in questo senso, è in prima linea e, come un nervo scoperto, risente per prima e più degli altri del mutare delle condizioni economiche e della disponibilità di denaro.

Una condizione di crisi che va a coniugarsi con comportamenti da parte dello Stato, delle autonomie locali ed anche dei privati che non aiutano a correggere un percorso in forte salita che rischia di perdere ogni giorno qualche tassello.
Il turismo, soprattutto in Italia, si viene a trovare tra l’incudine ed il martello: da un lato una minor disponibilità complessiva di spesa, dall’altro il venir meno d’interventi di mano pubblica che incentivino investimenti e, cosa essenziale, contribuiscano a rammodernare il settore.

La crisi dura ormai da tempo e si fatica a vedere una via d’uscita, ma questo non vuol dire che, in momenti di difficoltà, si debba abbandonare a se stesso il settore, non aiutarlo a riformarsi ed a convertirsi al nuovo ponendo le basi per la sua ripresa quando la crisi comincerà a diradarsi.
Il discorso è generale, ma diventa assolutamente importante quando si entra nel particolare del turismo plein air.
Un turismo che, negli ultimi quindici anni, si è fortemente modificato, ha perso parte delle proprie caratteristiche primarie per correre dietro a miraggi che non gli appartengono e che, anzi, rischiano di snaturarlo.

Non voglio tornare all’epoca della bandierina piantata in campeggio, del fai da te e dello scoutismo, occorre, però, ragionare su come sarà nei prossimi anni un segmento del turismo aperto, più degli altri, ad enormi strati di popolazioni, molti dei quali non disponili a spese stravaganti.
Campeggi diventati alberghi a cinque stelle, mancanza di aree di sosta, fruibili, a costo ridotto, anche per tende e caravan, tendenza a trasformare tutto in villaggio turistico lasciando da parte il reale per immergersi in una realtà virtuale, appagante magari per gli occhi, ma molto meno per il portafoglio, stanno riducendo il “bacino d’influenza” proprio mentre sarebbe necessario aprire il settore al mercato, rivedendo costi ed anche servizi offerti.

Quando, oltre quaranta anni fa, mi affacciai al turismo all’aria aperta con una canadese le condizioni di mercato erano assolutamente diverse, e, oserei scrivere, molto differenziate anche sotto il profilo economico.
Certo la necessità di controllare maggiormente il territorio ha dato una mano ad imporre regole che hanno sempre di meno liberalizzato la fruizione delle città e dei villaggi, ma questo deve avvenire entro il limite forte della libertà di movimento delle persone ed anche in una logica di mercato che consenta l’attivazione di strutture dai costi ridotti, fruibili a strati meno abbienti o a chi vuole riassaporare quel gusto spartano che per anni ha contraddistinto il vivere ed il campeggiare all’aria aperta.

La colpa va ascritta a tanti, anche a chi vive all’interno del nostro settore: ognuno deve recitare il mea culpa ed ammettere di aver spinto per balzi in avanti quando sarebbe stato meglio rimanere ancorati maggiormente alla propria realtà ed ai propri elementi qualificanti.
La crisi economica impone una rivisitazione ed anche una valutazione complessiva di quello che è diventato il turismo all’aria aperta e di quello che dovrà essere nei prossimi anni.
Questo per poter continuare a svolgere la funzione, essenziale ed insostituibile, di garanzia della fruizione del tempo libero per strati diversi di popolazione evitando corse verso un futuro ignoto per ancorarsi alle certezze che derivano dalla propria storia e dall’esperienza consolidata che ha saputo formare.

In questo senso tutti debbono sentirsi impegnati, a partire dai club e dalle associazioni: non si tratta di tornare indietro, è necessario, però, riconquistare il territorio, rivendicarne la piena fruibilità, porre le amministrazioni locali di fronte alle proprie responsabilità contribuendo così ad un’analisi approfondita da parte dell’imprenditoria privata.

Il turismo rappresenta un elemento essenziale per la vita economica ed occupazionale del nostro Paese: in questo momento soffre, non solo, della crisi provocata dalla congiuntura economica, ma anche, in alcuni suoi segmenti, da fughe in avanti non avvalorate dalla realtà delle cose.
Tocca a chi si sente responsabilmente coinvolto in un progetto di ampio respiro darsi da fare perché si recuperino le vere ragioni che stanno alla base di questa filosofia di vita.

Poi, quando la crisi sarà un brutto ricordo, si potrà ragionare nuovamente su altre basi, anche se, ne sono convinto, una volta recuperate le ragioni profonde di un modo diverso d’intendere il tempo libero pochi saranno disposti ad abbandonare quanto si è riusciti a riconquistare.

Sia si viaggi a bordo di un camper super accessoriato, sia si utilizzi la tenda canadese: perché sarà il reale ad avere ripreso il proprio ruolo centrale in un settore che non può fare a meno dei gusti, degli odori, dei sapori veri.
Perché il plein air per questo è nato e per questo è amato da milioni di persone che vivono nel nostro vecchio Continente.”

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