>> Andiam per Sagre

di Beppe Tassone

Andiam per sagre“, la proposta, anche se non originale, è comunque accattivante ed interessante.

Nei mesi estivi, quando lungo le coste si fatica a trovare un centimetro quadrato libero per stendersi al sole, nei paesi e nei villaggi dell’entroterra, sui monti, fra le colline, le sagre paesane si sprecano.

Sono centinaia ed uniscono con un unico, virtuoso filo, tutto il nostro Paese, dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia.

Manifestazioni d’alto livello, alcune, assolutamente senza pretese molte delle altre, ma con un unico minimo denominatore comune: quello di far conoscere la località, di presentare il territorio, di riscoprire antichi sapori e di proporre qualche ora di genuino svago.

Lasciato da parte il posticcio che ormai contraddistingue buona parte della nostra vita, ecco un’opportunità, in molti casi anche ghiotta, di entrare in una dimensione nuova, in grado di coinvolgere e di affascinare a tutte le età: quella del territorio che si propone, del piccolo borgo che si veste a festa, della collina che per un fine settimana si trasforma.

Il veicolo ricreazionale gioca un ruolo eccezionale: consente di spostarsi, di raggiungere località prive di strutture ricettive, di sostare, conoscere, ammirare e poi di decidere se restare ancora o se spostarsi in qualche altra località.

Ricordo, anni fa, quando dedicai tutte le tre settimane di vacanze estive a scorrazzare per la Toscana alla ricerca di festival e sagre: scoprii piatti eccezionali, usi e costumi a me ignoti, mi immersi in quella splendida realtà che è la “provincia italiana”.

Un’Italia che troppo spesso si dimentica di essere costituita non solo dalle città d’arte e dalle località a forte richiamo turistico, ma anche da altri ottomila comuni che sono in grado, ognuno per un motivo o una ragione, di valere la sosta per un week end.

Migliaia di pro loco e di comitati manifestazioni, associazioni che fanno del folklore la propria ragione di esistere, altre che tramandano piatti tradizionali, musiche e canti: scoprire questa realtà vuol dire “raccontare” un’Italia diversa, genuina, dalle solide radici, che sa fare accoglienza proponendo un territorio vero, senza false mediazioni, in grado di essere apprezzato per quello che é.

La conosciamo e l’apprezziamo troppo poco questa “Italia diversa”, troppo poco, se non nulla si fa per aiutarla a crescere, per salvaguardare il volontariato che la anima, per tutelare un patrimonio che rischia di andare perso.

“Andar per sagre” vuol dire aiutare quest’Italia, ma anche dare una mano al territorio ed alle sue ragioni di esistere: dedicare parte delle proprie vacanze a questa “operazione di conoscenza” rappresenta dunque non solo una maniera diversa e piacevole per trascorrere il tempo libero, ma anche un’operazione di valorizzazione del territorio nella sua componente più genuina.

Oltre a dimostrare che il turismo dei camper e delle caravan sa anche operare scelte precise e sa ritagliarsi un ruolo che nessun altro è in grado di coprire con altrettanta efficacia, quello di farsi ambasciatore e promotore di un Italia vera, tutta da vivere, da conoscere, da apprezzare.

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