La Casa del Consumatore fa condannare due banche

Importante decisione dell’ABF (Arbitro Bancario e Finanziario presso la Banca d’Italia) a favore di un astigiano truffato mediante un assegno circolare clonato dell’importo di 7mila euro.

La scorsa estate un astigiano pubblicizzava, su un sito di annunci, la vendita di un orologio Patek Philippe per l’importo di 7mila euro.

Giorni dopo veniva contattato da un acquirente che accettava l’acquisto proponendo il pagamento dell’orologio mediante un assegno circolare.

Prima della consegna dell’orologio, il venditore richiedeva la verifica dell’assegno circolare presso la propria banca.

Recatosi allo sportello, richiedeva quello che tecnicamente viene definito il “bene emissione” vale a dire la rassicurazione, da parte della banca emittente l’assegno circolare, della veridicità del titolo di credito.

Avute le dovute rassicurazioni, da parte della sua banca, provvedeva alla consegna dell’orologio.

Tre giorni dopo l’amara scoperta: l’assegno posto all’incasso era falso.

“Il malcapitato si è recato presso la nostra sede – esordisce Stefano Santin della Casa del Consumatore – raccontandoci l’accaduto e mostrandoci copia dell’assegno circolare dal quale si potevano evincere, all’occhio esperto, alcune anomalie che avrebbero dovuto allarmare il cassiere della banca che aveva richiesto il bene emissione. In una prima fase abbiamo presentato reclamo – continua Santin esperto in problematiche bancarie – ad entrambe le banche vale a dire a chi ha emesso l’assegno e alla banca del malcapitato che aveva richiesto il bene emissione. In entrambi i casi abbiamo ricevuto risposte negative dagli istituti di credito che imputavano al malcapitato le responsabilità della truffa per mancata diligenza”.

“Pertanto abbiamo presentato ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario adducendo una responsabilità solidale ad entrambe le banche (Cariparma di Asti e Banca Popolare del Cassinate). La banca che aveva negoziato l’assegno circolare aveva una responsabilità nel non aver eseguito in maniera corretta la procedura di bene emissione, limitandosi solamente ad una telefonata. La banca che avrebbe risposto al telefono, in realtà da tempo era vittima di interferenze sulla linea telefonica da parte di truffatori che, spacciandosi per personale della Banca Popolare del Cassinate, garantivano la bontà dell’assegno emesso in modo fraudolento”.

“La responsabilità delle due banche era evidente – sostiene Stefano Santin– la prima non ha adottato la diligenza del buon bancario, non accorgendosi con l’occhio esperto che l’assegno non fosse più conforme alle nuove regole antifrode ed inoltre si è limitata a richiedere il bene emissione con una semplice telefonata, prassi non più ammessa da anni. La seconda banca non ha invece posto in essere, pur essendo a conoscenza delle intromissioni sulla linea telefonica, quegli accorgimenti tecnici richiesti ad un istituto di credito per preservare la sicurezza delle proprie linee telefonica da interferenze”.

L’ABF, presso la Banca d’Italia, per questi motivi ha accolto il ricorso della Casa del Consumatore ed ha condannato le due banche quali responsabili in solido a risarcire il malcapitato per 7mila euro.

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