Il Bagna Cauda Day 2019 si ispirerà alla pace

Il Bagna Cauda Day 2018 è stato celebrato in oltre 150 locali piemontesi e nel resto del mondo con la partecipazione di oltre 17 mila appassionati. Aglio, olio, acciughe e verdure di stagione sono stati i protagonisti delle più grande bagna cauda collettiva e contemporanea al mondo. I social sono stati invasi da allegre foto di comitive di bagnacaudisti con l’originale bavagliolone, quest’anno dedicato al coro “Quel mazzolin di fiori…” trasformato in “Quel mazzolin di cardi…”.

La festa, giunta alla sesta edizione, ha visto Asti baricentro del Bagna Cauda Day vivere tre giorni intensi con incontri, mostre e ironia: dal kit del dopo bagna al Barbera kiss, il bacio di mezzanotte scambiato in piazza dai bagnacaudisti.

L’evento, organizzato dalla associazione Astigiani, ha vissuto domenica il suo momento clou con la cerimonia del premio “Testa d’aj” (testa d’aglio) preceduta dalla allegra consegna degli attestati di partecipazione con buono per materiale didattico agli studenti che hanno dato vita alla ricerca “La bagna alla lavagna”, iniziativa che ha coinvolto centinaia di studenti delle scuole astigiane.

Gli organizzatori del Bagna Cauda Day hanno già annunciato le date del prossimo evento: 22, 23, 24 novembre 2019.

Premio Testa d’aj a Enzo Bianchi, Stefano Scavino e Massimo Ricci

Padre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, ha ricevuto domenica pomeriggio a Palazzo Ottolenghi ad Asti il premio Testa d’Aj (Testa d’aglio). Il riconoscimento è assegnato ogni anno dall’associazione Astigiani nell’ambito del Bagna Cauda Day alle persone che con il loro impegno hanno dimostrato di saper vivere controcorrente; nel 2016 fu premiato lo scrittore Guido Ceronetti, lo scorso anno l’autore di Striscia la notizia Antonio Ricci, quest’anno a Enzo Bianchi. «Un religioso capace di andare oltre le scritture e di cercare l’uomo che era – la motivazione letta dal presidente di Astigiani, Pier Carlo Grimaldi – Enzo Bianchi è anche una voce che con i suoi libri ha condiviso i valori e la cultura nel cuore della nostra associazione.»

«Quando mi hanno detto del premio, ho accettato perché sento un debito verso il Monferrato», ha spiegato il Priore di Bose. «Sono nato a Castel Boglione nel 1943 e cresciuto tra il mio paese e Nizza, nelle mie vene scorre la cultura di questa terra. A 25 anni sono andato a Bose e la vita monastica è un po’ come l’esilio, bisogna andare via da dove si è a proprio agio. Nizza e Asti sono luoghi che quando posso percorro come in un pellegrinaggio.» Intervistato da Sergio Miravalle, direttore della rivista Astigiani, Padre Enzo Bianchi ha poi raccontato come nello scrivere “Il pane di ieri”, che dedica alcune pagine proprio al rito della bagna cauda, sia stato guidato da un mondo di ricordi legati soprattutto alla buona cucina e ai buoni prodotti del territorio. «Sono temi che ho ripreso in “Ogni cosa ha la sua stagione” e che toccherò ancora il prossimo anno nel mio prossimo libro, “Nella natura delle cose”.»

«Ma c’è un altro motivo per cui accetto volentieri il premio Testa d’Aj – ha aggiunto – ed è la mia grande passione per l’aglio. A una tavola rotonda cui era presente anche il fondatore di Slow Food Carlin Petrini, rimproverai alla gente di questa terra di non fare più l’aglio buono. È sempre più difficile da trovare e sono contento che il Bagna Cauda Day lo promuova».

Enzo Bianchi ha ricordato le merende con la soma d’aj, fetta di pane insaporita da una passata di aglio, un piacere che di tanto in tanto si concede anche oggi nella sua cella monastica a Bose. Il Priore ha poi elencato le sue varietà preferite: «Quello di Vessalico, molto forte; quello siciliano di Nubia, il rosato di Sulmona, quello piccolissimo di Resia in Friuli. Ma nessuno è l’ideale per la bagna cauda, uso piuttosto il piacentino che ho nell’orto di Bose o quello di Caraglio. Purtroppo è un piatto che ha visto diminuire i suoi estimatori, colpa anche di una corruzione nei gusti. La qualità spirituale di una persona si vede anche da cosa mangia e come la mangia».

Enzo Bianchi ha citato commosso l’amicizia con il biblista Paolo De Benedetti: «Uno dei più grandi amici che abbia avuto, tornare ad Asti e ricordarlo è sempre un grande piacere».

Il premio Testa d’Aj è stato assegnato anche a Stefano Scavino di Costigliole, giovane architetto che ha abbandonato la professione per dedicarsi a tempo pieno all’agricoltura. Un percorso controcorrente più che mai coerente con gli intenti del riconoscimento. «Sono un produttore di aglio e a maggior ragione sono contento di ricevere questo premio», ha detto Scavino che tre anni fa ha fondato l’azienda Duipuvrun a Costigliole d’Asti. «Ho iniziato da zero in una piccola porzione di orto famigliare, pian piano ho lasciato la professione di architetto. Ispirato da Carlin Petrini ho deciso di riprendere la coltivazione del peperone quadrato d’Asti, che negli ultimi tre decenni era andato scomparendo. Non è stato facile reperire i semi, ma sono riuscito ad avviare un progetto di miglioramento genetico in campo finanziato dall’Unione Europea.» Duipuvrun oggi vende cassette di ortaggi misti a privati e serve i ristoranti con le sue produzioni tipiche. Un lavoro oneroso, ha detto Scavino, che richiederebbe da parte dei produttori una maggior capacità di fare squadra.

A consegnare il premio al giovane agricoltore è stato Filippo Mobrici, che in qualità di presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato ha voluto salutare anche padre Enzo Bianchi, ricordando come insieme a Giovanni Sodano – senatore e padre del cardinale Angelo Sodano – giocò un ruolo fondamentale nel convincere i contadini a costituire la Cantina Sociale Araldica di Castel Boglione.

Anche al disegnatore e pittore Massimo Ricci, autore del bavagliolone indossato dai 17.000 commensali del Bagna Cauda Day, è stato assegnato il premio Testa d’Aj, consegnato dalle mani del sindaco di Asti Maurizio Rasero, il quale ha ringraziato l’associazione Astigiani per aver contribuito a restituire orgoglio alla storia e alla cultura locale. «La mia vita professionale è stata decisamente controcorrente – ha raccontato Ricci – ero laureato in giurisprudenza ma fin da piccolo avevo la passione per il disegno. Fu mio padre, nonostante avessi ricevuto diverse proposte di lavoro, a consigliarmi di seguire la strada dell’arte. Con il bavagliolone per il Bagna Cauda Day ho avuto il piacere di tornare al disegno umoristico che ho praticato per tanti anni su La Stampa di Torino. Ho scoperto di essere ancora capace di sorridere, in un momento non troppo allegro.»

Al pubblico di Palazzo Ottolenghi Sergio Miravalle ha infine lanciato una proposta per l’edizione 2019 del Bagna Cauda Day: «Il prossimo anno vorremmo dare all’evento una connotazione di pace. Ci siamo resi conto che la bagna cauda può essere gustata da persone di ogni religione, per questo la nostra idea è di farla preparare insieme da un cuoco cristiano, uno musulmano, uno ebreo». Immediata la benedizione di padre Enzo Bianchi: «La vostra non è solo una sagra, se riuscirete a coinvolgere varie culture sarà un bel risultato. A tavola ci si riconcilia, ci si avvicina e si sconfiggono le paure. La convivialità contribuisce al cammino di umanizzazione che oggi è tanto necessario. Invito soprattutto i giovani a un’insurrezione delle coscienze, in opposizione a una logica di esclusiva ricerca del profitto».

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