Ricordando il 68 contadino

“Il 10 agosto 1968, alle ore 16 esatte, – ricorda Enrico Alessandro Cavallero di Costigliole -. dopo un pomeriggio afoso, il cielo si fece scuro sulle nostre colline e una grandinata disastrosa colpì una ventina di paesi astigiani con epicentro a Costigliole in particolare Madonnina. Chi ha qualche anno come me che in quel periodo ero ancora bambino, ricorda un paesaggio invernale con vigneti imbiancati e completamente distrutti, impossibile non ricordare la rabbia, la disperazione, le lacrime di mio padre e di tanti altri contadini di quel tempo. Sulla piazza del Santuario costigliolese da subito si radunarono decine di contadini per decidere il da farsi e fare un sunto dei danni subiti. Nei giorni a seguire ci si trovava anche nella chiesa messa a disposizione dal parroco Don Giovanni Truffa.

Di seguito, anche negli altri paesi astigiani si faceva lo stesso. Le riunioni erano molto partecipate, centinaia di persone. Bisognava organizzarsi, i toni spesso erano molto accesi con un unico imperativo (…que vanta fè cheicòs … frase ripetuta più volte dai nostri viticoltori che avevano in quelle vigne ormai compromesse e non solo per quell’annata, la loro unica fonte di reddito).

Quello che si voleva e si chiedeva era un aiuto una provvidenza statale a favore delle aziende agricole colpite da calamità naturali. Il cosiddetto fondo di solidarietà richiesto senza risultati già negli anni precedenti con le cosiddette passeggiate dimostrative. Il problema era quanto mai sentito come testimoniano le cronache e i servizi giornalistici di quel tempo. Sarebbe davvero lungo elencare gli eventi che contraddistinsero il 68 contadino, ma col coinvolgimento di sindacati e parlamentari, e soprattutto con la spinta della nostra gente, si riuscì finalmente ad ottenere quel tanto auspicato fondo di solidarietà nazionale: legge 364 del 25 maggio del 1970 .

Per commemorare il 68 contadino, l’ amministrazione comunale di Costigliole, nel 1970, fece apporre sulla piazza antistante alla chiesa della Madonnina una lapide per ricordare una lotta che è riuscita a far riconoscere dignità e valore sociale al mondo rurale che ne beneficia ancora oggi. Doveroso farlo anche noi oggi nella data del cinquantenario di un tragico evento che segnò tragicamente la storia della viticultura del nostro territorio. Ai nostri padri , ai nostri nonni, ai parlamentari, ai sindacalisti , alla gente comune ormai non più con noi, ma ancora viva nei nostri cuori e nelle nostre menti, protagonisti delle giornate sessantottine iniziate proprio a Madonnina.

Un sentito e doveroso grazie per le lotte effettuate e per l’impegno profuso.”

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