Asti rinuncia alla candidatura di Capitale della Cultura 2020

Per il rimodellamento del centro storico della città di Asti, il presidente della Regione  Sergio Chiamparino e l’Assessore alle Attività Produttive Giuseppina De Santis, avevano presentato, mercoledì 26 aprile, l’importante finanziamento di oltre 7 milioni di euro.

La nuova giunta comunale astigiana, martedì 18 luglio, ha deliberato la rinuncia alla candidatura al progetto di “Asti città del vino e della cultura”, presentato dalla precedente giunta il 30 maggio ed era stato reso possibile  dal progetto regionale “Agenda Urbana” a proposito delle sette città capoluogo con un intervento globale di 50 milioni.

«Credo proprio che “Asti Città del vino  e della cultura” abbia tutte le carte in regola per riuscirci”, aveva precisato il presidente Sergio Chiamparino.
Interessati all’operazione, erano, primariamente, palazzo Ottolenghi, la cripta di Sant’Anastasio, il Museo Paleontologico, palazzo Alfieri, la chiesa  di San Giuseppe e molti altre ancora.

«Abbiamo  preso questa rinuncia perché – precisa l’assessore alla cultura Gianfranco Imerito – vi erano altre 17  candidate di città importanti e per poter creare condizioni per un lavoro che possa garantire possibilità reali di successo alle candidature da presentare per il 2021 o al massimo per il 2022».

Angela Motta, capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Asti, interviene a tale proposito: «Vi sarebbe stato il tempo di rinunciare fino al momento della presentazione del dossier, a settembre, e invece si è fatta la scelta di comodo di non provarci nemmeno.

Certo la preparazione del dossier avrebbe comportato un lavoro molto impegnativo, ma la rinuncia è estremamente rischiosa, perché non è detto che negli anni successivi si possano ripetere le condizioni propizie del 2020.

Nel 2018 la Capitale sarà a Palermo, nel 2019 non ci sarà l’evento perché sarà l’anno di Matera capitale mondiale, pertanto nel 2019 una Città del nord, come Asti, sarebbe stata favorita.

Il rischio di attendere è quello di perdere per sempre l’opportunità.

Se almeno si fosse tentata la preparazione del dossier durante l’estate si sarebbe fatto comunque un lavoro utile: quello di mettere in rete tutte le istituzioni culturali e di preparare comunque un progetto di gestione e valorizzazione della nostra offerta culturale e turistica.

Si aggiunga che Asti, in vista del 2020, avrebbe potuto indicare a sostegno della candidatura gli investimenti di Vino e Cultura, effettuati con i fondi regionali ed Europei, merito che non potrà essere invocato se vi sarà troppa distanza temporale tra l’investimento e l’anno di riferimento.

Il Comune, insieme  agli altri Enti, avrebbe potuto lavorare durante l’estate per tentare di preparare il Dossier e poi rinunciare a settembre se effettivamente il lavoro fosse risultato impossibile.

L’auspicio è che il Comune possa ripensarci e provare ad accettare la sfida.

Spiace che il Comune abbia deciso di rinunciare alla candidatura per far diventare Asti “Capitale Italiana della Cultura nel 2020”.

Vi sarebbe stato il tempo di rinunciare fino al momento della presentazione del dossier, a settembre, e invece si è fatta la scelta di comodo di non provarci nemmeno.

Certo la preparazione del dossier avrebbe comportato un lavoro molto impegnativo, ma la rinuncia è estremamente rischiosa, perché non è detto che negli anni successivi si possano ripetere le condizioni propizie del 2020.

Nel 2018 la Capitale sarà a Palermo, nel 2019 non ci sarà l’evento perché sarà l’anno di Matera capitale mondiale, pertanto nel 2019 una Città del nord, come Asti, sarebbe stata favorita.

Il rischio di attendere è quello di perdere per sempre l’opportunità.

Se almeno si fosse tentata la preparazione del dossier durante l’estate si sarebbe fatto comunque un lavoro utile: quello di mettere in rete tutte le istituzioni culturali e di preparare comunque un progetto di gestione e valorizzazione della nostra offerta culturale e turistica.

Si aggiunga che Asti, in vista del 2020, avrebbe potuto indicare a sostegno della candidatura gli investimenti di Vino e Cultura, effettuati con i fondi regionali ed Europei, merito che non potrà essere invocato se vi sarà troppa distanza temporale tra l’investimento e l’anno di riferimento.

Il Comune, insieme  agli altri Enti, avrebbe potuto lavorare durante l’estate per tentare di preparare il Dossier e poi rinunciare a settembre se effettivamente il lavoro fosse risultato impossibile.

L’auspicio è che il Comune possa ripensarci e provare ad accettare la sfida.»

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